La musica

Avrete sicuramente sentito parlare dei ruggenti Anni ’20, che capitavano giusto un secolo fa, magari avrete anche una vaga idea di cosa fu il Proibizionismo e avrete visto qualche film di gangster in completo scuro e mitragliatore Thompson. Ma esattamente che musica si ascoltava cento anni fa?

Prima di tutto, un attimo di contesto: gli Anni ’20 sono stati vissuti come un periodo di grande positività e fiducia, da parte della popolazione occidentale dell’epoca. Il mondo usciva dalla Prima Guerra Mondiale e ancora non sapeva che, di lì a poco, sarebbe arrivata un’epoca di dittature e crisi economica globale, che avrebbe avuto il suo culmine in un’altra guerra. Fu un’epoca contrassegnata dal benessere, dalla prima ascesa della società di massa, e da diverse stravaganze artistiche: il Dada, il Surrealismo, l’Art Dèco. Il successo dei movimenti per i diritti delle donne, a partire dalla suffragette britanniche, condusse proprio nel 1920 negli Stati Uniti alla possibilità di votare, e pose le basi per la nascita di fenomeni culturali proto-femministi, con importanti ripercussioni sul mondo della moda: i capelli corti à la garçonne (che potremmo tradurre dal francese come “alla maschietta”) sarebbero divenuti uno dei tratti distintivi delle giovani donne del periodo. E poi c’erano le automobili, il cinema, la radio!

L’attrice americana Louise Brooks con il suo taglio à la garçonne, nel film “Lulu – Il vaso di Pandora” (1929): fu una delle icone degli Anni ’20 e la prima diva della storia del cinema.

Appunto, la radio. Il primo esperimento radiofonico di Marconi risaliva a vent’anni prima, ma solo in questa decade la radio divenne un mezzo di comunicazione di massa, espandendosi soprattutto in Gran Bretagna e negli Stati Uniti (la BBC viene fondata nel 1922), e una delle prime cose che vennero trasmesse fu la musica: da qui nacque il successo della cosiddetta musica leggera.

D’altronde essa era già entrata nelle case delle persone grazie al grammofono, che permetteva di riprodurre musica in qualunque luogo senza bisogno di un’orchestra o di altri strumenti. Questo antenato del giradischi fece sì che molte più persone si poterono avvicinare alla musica e alla danza. La principale conseguenza fu che la gente era sempre più propensa a uscire la sera per andare ad ascoltare musica dal vivo e a divertirsi nelle sale da ballo: le serate danzanti, un tempo, erano prerogativa dei palazzi dell’aristocrazia, ma ora diventavano un fenomeno della classe media.

Questa è l’epoca d’oro del jazz, un genere musicale nato all’interno della comunità afroamericana degli Stati Uniti, e in particolare nelle regioni meridionali come la Louisiana (celebre la tradizione jazzistica di New Orleans), per poi svilupparsi in tutto il paese e, successivamente, in Europa. Il jazz nasce come musica “da lavoro”, un ritmo per alleviare la fatica degli schiavi nelle piantagioni. Nel decennio precedente, si era diffusa anche tra altre comunità d’immigrati, in particolare tra gli italoamericani: una delle prime grandi orchestre jazz, dette anche ragtime bands, fu la Original Dixieland Jass Band, composta da soli bianchi e con forti influenze dalla musica popolare italiana: il cornettista (la cornetta è uno strumento simile alla tromba) era Nick La Rocca, e alla batteria c’era Tony Sbarbaro.

https://soundcloud.com/maurice-lange-2/new-york-jazz-lounge-bar-jazz-classics?si=28ee3be6265b48d79659115d848d8ced

Call Now Button